CARI LETTORI DI “TORINO”,
come nel mio vecchio “Western Journal” il primo anno vi scriverò
quattro numeri per le rispettive stagioni fino a dargli un assetto definitivo e
passare ai dodici.
Io, Carlos Bitti, che “TORINO” l’ho lanciato e lo scrivo in prima persona
dandovi del tu, vi racconto che ho un profondo rispetto per tutto ciò che
riguarda l’identità, e pertanto devo rispettare la mia per capirne il valore.
“TORINO” non si chiamerebbe così se io non fossi appunto oriundo italiano,
ma sono anche argentino e quindi Fordista, Fordiano e Fordologo. Di
conseguenza vi parlerò del Huayra, quello vero, quello del ‘69 pilotato da
Carlos Reutemann, creato da un oriundo come me, Heriberto Pronello, il
genio più grande che io abbia mai conosciuto, il papà del Huayra Pronello
Ford V-8, che il prossimo febbraio compirà 80 anni.
Vorrei sensibilizzare e sollecitare con questo articolo le autorità del
Politecnico di Torino per rendergli omaggio. Come ogni essere umano ho il
diritto di sognare e scusate ma questo è il mio sogno.
E sarà davvero molto bello che insieme a noi sarà presente anche il
compatriota Horacio Pagani il quale finanzierà tutte le spese di viaggio della
comitiva argentina in Italia, comprese quelle del sottoscritto che è l’ideologo
del presente omaggio e che guiderà la spedizione, o meglio la Misiòn
Argentina, che si chiamerà “Torino-Huayra”. In questo modo il Sig. Pagani
sarà messo anche nelle condizioni di ringraziare il sistema scolastico
argentino (una eccellenza), il mondo Tuerca ingegneristico passionale dei
costruttori di prototipi della nostra cara nazione l’Argentina e, soprattutto il
gran genio argentino che è l’ottantenne piemontese-argentino Heriberto
Pronello, padre naturale del Huayra. Un bel modo per farsi una doccia
contro l’ingratitudine trasformandola in riconoscenza che è qualcosa di
naturale in noi figli oriundi del genio norditalico, ricco di grande creatività
comparabile solo a quella dei cugini tedeschi.
Carlos Bitti
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